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martedì 25 febbraio 2020

La grazia all’opera, malgrado noi

In questi giorni si parla quasi esclusivamente dell’epidemia che sta attanagliando il mondo. Ma un’altra notizia ha anche catturato la mia attenzione. Riguarda Jean Vanier (1928-2019), fondatore della Comunità dell’Arca per l’assistenza alle persone con disabilità, figura di grande rilievo nel cattolicesimo del secolo passato ed attuale, accusato (in una inchiesta commissionata dalla sua stessa Comunità) di abusi sessuali su alcune donne nel corso di accompagnamenti spirituali. Stesso destino era toccato al cofondatore della Comunità, il domenicano Thomas Philippe. Avvenire così riporta: “Erano stati i leader della comunità de L’Arche (questo il nome in francese di questa istituzione presente anche in Italia a Roma, Cagliari e Bologna e nota in tutto il mondo per accogliere le persone con disabilità intellettive in tutto il mondo) a rendere pubbliche le conclusioni dell’inchiesta da loro affidata a un organismo esterno e indipendente. Da questa indagine emerge che le donne aggredite sessualmente da Thomas Philippe hanno raccontato anche abusi sessuali commessi da Jean Vanier, «generalmente nell’ambito di un accompagnamento spirituale». Nella nota, i vescovi di Francia esprimono la loro fiducia nelle comunità de “L’Arche” che ha la sua sede centrale a Parigi, e soprattutto «la loro stima per i responsabili di questa istituzione che hanno preso sul serio la testimonianza ricevuta» dalle vittime. «I vescovi ringraziano i leader dell’associazioni per averli informati» e ribadiscono che «alla fine di questa indagine, non c’è nulla che indichi che le persone disabili siano state vittime di atti inappropriati da parte di Jean Vanier». La Conferenza dei vescovi di Francia (Cef) collaborerà con la Conferenza dei religiosi di Francia, con l’Ordine dei frati predicatori e la Congregazione dei Fratelli di San Giovanni «per continuare la necessaria opera di chiarimento» sul padre domenicano Thomas Philippe, morto nel 1993, e già riconosciuto responsabile di abusi nel 1956”. Ora, come comportarsi di fronte a rivelazioni del genere? Immagino sia simile alla sensazione provata dai Legionari di Cristo davanti alle rivelazioni sul loro fondatore, di magnitudine certamente molto più ampia.
Il comportamento del fondatore, non può togliere il bene che può essere stato fatto attraverso la comunità. Questo vale naturalmente per tutte quelle istituzioni religiose o civili che si trovano a dover far fronte ai comportamenti immorali dei loro fondatori, a cui certamente devono comunque tanto. Bisogna saper capire che la grazia lavora anche malgrado i nostri comportamenti scorretti. Siamo in fondo tutti peccatori, su questo c’è poco da dire. Bisogna avere la capacità di distinguere tra il bene che è stato fatto e le imperfezioni, anche gravi, di chi ha originato quei meccanismi che quel bene hanno permesso. Io non conosco nel dettaglio la vicenda di Jean Vanier e non saprei dire cosa sono quegli “abusi sessuali” di cui si parla. Proprio in questi giorni si parla anche del caso del produttore americano Harvey Weinstein, riconosciuto colpevole di violenza sessuale e in attesa di conoscere l’entità della sua condanna. Bisogna essere certamente chiari: quando viene perpetrata una violenza, questa va condannata. Nessuno deve essere costretto a fare qualcosa che non vuole fare. Poi, ci sono quelle situazioni in cui si accettano certi scambi anche di natura sessuale per poi ripensarci. Su questo, ci sono varie interpretazioni. Come ho detto, io non conosco la natura degli abusi sessuali di cui Jean Vanier è accusato e immagino essi siano gravi, non siano state relazioni sessuali consensuali e quindi non imputabili. Ma, malgrado questo, dobbiamo cercare di proteggere le opere dall’indegnità dei fondatori (tranne nel caso che queste opere siano il prodotto diretto di questa indegnità, ma non stiamo parlando di questo).

Il filosofo Romano Amerio ben diceva: “Perciò gli uomini che appartengono alla Chiesa predicano sempre una dottrina superiore ai loro fatti. Nessuno può predicare sé stesso, sempre deficiente e prevaricatore, ma soltanto reinsegnare la dottrina insegnata dall’uomo-Dio, anzi la persona stessa dell’uomo-Dio. Anche la verità dunque è un costitutivo della santità della Chiesa perpetuamente attaccata al Verbo e perpetuamente contraddicente alla corruttela, compresa la propria“. Ecco, questa è una verità profonda. Nessuno predica mai se stesso, quando ha capito veramente bene l’essenza della dottrina cattolica. Se uno predica se stesso, allora tutte le sue opere crolleranno con lui. Ma bisogna stare attenti, nel non identificare in alcune persone quello che deve trovare sempre l’ultima sua ragione in una origine soprannaturale.

mercoledì 19 febbraio 2020

Il tradimento della natura

Viviamo in un tempo in cui la natura di quello che siamo è tradito, non solo, viene deturpato con la pretesa di assecondarlo. La depressione della mascolinità nel nostro vissuto sociale e il travisamento di quello che è femminile, offrono una visione dell’umano che è del tutto sottosopra. Romano Amerio, nel suo bellissimo Iota Unum, così diceva: “L’uomo può perfezionare qualche parte della sua natura senza con ciò perfezionare la sua persona. Può, per esempio, perfezionare la sua sanità, la sua agilità fisica, la sua conoscenza delle cose, la sua potenza trasformatrice dei corpi senza con questo perfezionare la propria persona, senza cioè sviluppare il principio morale; può, come pur si riconosce e si lamenta, avanzare negli andamenti di quello che oggi si denomina simpliciter il progresso e tuttavia essere inerte e vizioso nella parte personale“. In effetti, quello che viene detto da questo grande pensatore, sembra proprio quello che sta accadendo nella nostra società. Avanziamo così tanto nella scienza da poter allungare la nostra vita, essere più sani, avere più capacità di conoscenza, ma in realtà quella natura che crediamo di esaltare, la deprimiamo nelle nostre persone, negandone il suo principio fondante. Basta vedere, come viene considerata oramai la questione del rapporto fra i sessi, sempre più complesso, sempre più regolato da norme giuridiche piuttosto che da convenienze sentimentali.
Il pensatore già citato ci dice che “la civiltà contemporanea perfeziona nell’uomo la natura, ma lascia incolto il principio personale di lui”. In effetti questo è molto interessante, in quanto si fa credere all’uomo di essere onnipotente, ma la sua onnipotenza è costruita su un trono d’argilla. Romano Amerio, ancora ci dice: “Lo scambio tra natura e persona è l’errore che partorisce la somatolatria, la glorificazione dello sport, la esaltazione dei diritti (divenuti cosa in sé, mentre derivano dal dovere morale), la dossologia delle invenzioni meccaniche, l’ammirazione inconsulta per la ricchezza e la potenza, e insomma il culto della città terrestre il cui fine diventa appunto l’ingrandimento della natura umana ad omne possibile“. Già, la civitas Dei agoatiniana, viene tenuta in disparte, come essa fosse cosa di poca importanza. Questa esaltazione delle possibilità dell’umano però, si scontra con la finitezza insita nella nostra condizione. Quindi, negare la propria natura credendo di affermarla non ci fa nessun bene, anzi è un rinnegare noi stessi. 
Lo scrittore Corrado Gnerre, nel suo libro La rivoluzione nell’uomo, dice: “La filosofia di Marx costituisce il compimento del pensiero moderno. Ora tanto il pensiero moderno quanto quello marxista si sono costruiti in alternativa e in opposizione al pensiero naturale e cristiano. Per cui, per meglio capire cosa afferma il pensiero moderno e quali sono stati i suoi passaggi fondamentali, dobbiamo conoscere le caratteristiche più importanti del pensiero naturale e cristiano. La prima convinzione è legata alla conoscenza: la dipendenza della nostra intelligenza dalla realtà da conoscere. La seconda convinzione è di carattere morale. Esistono il bene e il male, il bene non può essere confuso con il male e il male con il bene, il bene deve essere ricercato e il male rifiutato. Queste due convinzioni esprimono chiaramente che tutto è nella prospettiva della dipendenza. Ovvero l’uomo non può pretendere da solo di decidere cosa sia vero e cosa sia buono”. Ed è invece esattamente quello che l’uomo sta facendo, è artefice di se stesso. Gnerre prosegue: “Il pensiero moderno potrebbe essere sintetizzato in un elemento particolare: la demolizione della sottomissione all’oggetto. La corrente in cui questa demolizione si è realizzata pienamente è stata l’idealismo. L’idealismo è lo spirito umano che vive nelle sue proprie costruzioni, senza dipendere da alcuna realtà così come essa è“.

Noi siamo tutti figli di questa cultura anti umana, di una cultura che nega la natura perché in fondo nega Dio. Infatti come abbiamo detto, in realtà si pensa di esaltare la propria natura, aumentandone certe possibilità, legate alla sfera materiale e fisica. Ma dal punto di vista morale si deprime tutto. Badate bene, che per me la morale non è il moralismo, cosa che è veramente lontana dalla mia formazione. Si è anche messo in discussione la “qualità del peccato“. Cosa intendo? Si promuovono tutti quei comportamenti che portano a peccare in modo anti naturale mentre si denunciano come “innaturali” mancanze che invece sono solo carenze inscritte nell’ordine naturale (pensiamo a quelle del cibo e del sesso). Viviamo in un mondo all’incontrario e ne stiamo già pagando il prezzo.